DOPO DI NOI

17 agosto 2010 § Lascia un commento

Danzaterapia, Valentina Vano, Maria Fux

Irene e Romina

L’aspettativa di vita si è allungata per tutta la popolazione del primo mondo e per chi ha in carico un disabile adulto diventa importante pianificare strategie per soddisfare le esigenze primarie del soggetto svantaggiato quando questi s’incontrerà da solo.

In questo ambito di ampio e a volte angoscioso dibattito tra associazioni e famiglie, spazi residenziali e istituzioni, la danzaterapia di Marìa Fux ha dato risposte e sostegno della qualità della vita del soggetto disabile che comunque è chiamato alla gestione fisica ed emotiva del “tempo che passa” anche se ci sono altre persone che decidono per lui.

L’esperienza pratica ha dimostrato come questa semplice attività artistico-motoria legata alla danza possa risvegliare il corpo di persone vissute in solitudine per moltissimi anni diventando ben presto un appuntamento di allegria, libertà e incontro vero con l’altro e con la musica.

La danzaterapia metodo Fux ben si adatta a popolazioni di questo tipo essendo un’attività flessibile creata dal conduttore estemporaneamente e “su misura”  sul corpo dell’utenza, altamente artistica ed espressiva (danza) senza perdere le peculiarità di altissimo contenimento.

Nello stato emotivo dell’alunno la danzaterapia diventa fattore di resilienza alle sollecitazioni esterne e nel medio-lungo termine genera cambiamenti concreti apprezzabili sia da parenti che da operatori; il gruppo di danzatori diventa un punto di riferimento associato a un vissuto di fiducia e di benessere e il giorno della lezione diventa sempre un momento attesissimo per tutta la settimana.

IL DOMANI SI GIOCA SULL’OGGI

Frammento di un’intervista  a Chiara Malaguti

Cosa si intende per “Dopo di noi”?

Per “Dopo di noi” si intende come fa ad andare avanti una persona disabile quando i suoi genitori muoiono. Secondo me il dopo di noi si gioca soprattutto sul durante, ma questo anche per figli normalissimi. E’ importante il durante: se il genitore è riuscito a rendere autonomo il figlio. Se devo pensare ad un giorno in cui non ci saranno più i miei genitori penso solo ad un grande dolore, ma al di là di quello me la so cavare benissimo in tutto. Ho la patente, ho la macchina, certo quando non funziona vado da mio padre perché non me ne intendo, ma questo credo un po’ tutte le donne. I miei genitori mi hanno sempre aiutato a rendermi indipendente in tutto e per tutto. Ho una casa attrezzata e accessibile. E’ fondamentale che siano i genitori di un bambino con delle difficoltà a fargli capire che ce la può fare, ad appoggiarlo. Giocano un ruolo decisivo.

Nel caso un bambino non potesse contare sull’aiuto dei genitori (per vari motivi)?

E’ anche una questione di carattere. Io sono una persona determinata ed ho sempre desiderato essere indipendente. Ci sono persone molto in gamba che non hanno mai avuto una famiglia alle spalle che li appoggiasse, ma che sono diventate persone autonome.

Gli istituti non sono più legali. Le persone che hanno disabilità, magari più gravi della tua, sono abbastanza tutelate in Italia?

Non so dire. O vengono appoggiati a strutture tipo case famiglia o attraverso assistenze domiciliari, attraverso cooperative. Non ho esperienza diretta di questo.

Sono strutture pubbliche o associazioni private?

Non lo so. Comunque sono persone serene che si trovano bene.

Pensi che comunque siano una buona soluzione?

Certo, per chi è da solo almeno si creano dei legami. Non sarà mai come una famiglia, non sono le situazioni migliori, ma possono avere lati positivi. Alcune oltre ad essere strutture residenziali hanno anche al loro interno dei laboratori di lavoro.

Meglio dell’assistenza a domicilio?

Sì. Anche perché l’assistenza a domicilio spesso non è continua. O la paghi, oppure non è continua. Se non hai un gruppo di amici che ti seguono rimani solo. Certo, poi dipende anche dal carattere: c’è chi si trova meglio da solo.

La soluzione migliore è quindi la vita indipendente totale. Ma nel caso questa non sia possibile, la vita comunitaria è meglio che sia gestita dallo Stato (Comune) o meglio che sia iniziativa privata?

L’importante è il risultato piuttosto che chi la gestisce. Chi ci lavora come educatore deve essere una persona preparata che sa quello che fa. Non importa che sia pagato dallo stato o sia un privato. Certo, poi alcuni disabili hanno un bisogno irrinunciabile di essere seguiti per molte cose. Io sono stata anche qui abbastanza fortunata. Non cammino ma le gambe le sento, posso anche stare un attimo in piedi. E poi sono così fin dalla nascita, sono cresciuta così. Più che altro sono stati i miei genitori ad essere catapultati in un mondo che non conoscevano. Loro più di me hanno vissuto questa situazione come trauma. Ecco, probabilmente i miei genitori, pur avendomi messa in grado di vivere da sola, hanno molto timore del “Dopo di noi”, molto più di me. Mi rendo conto che hanno più paura per me, che per i miei fratelli

Però hanno agito in maniera positiva. Ti hanno cresciuto senza crearti una dipendenza dalla loro presenza costante.

Infatti. Molti genitori possono assumere degli atteggiamenti oppressivi, per eccesso di prudenza. Io ho avuto dei genitori in gamba anche se hanno avuto le loro paure. Sono persone coraggiose, alcuni miei parenti magari meno. Io ricordo che mia zia e i miei zii criticarono molto i miei genitori, ad esempio quando mi presero la macchina o quando sono andata in Brasile. Anche la gente del mio paese li ha criticati, ma loro sono andati avanti lo stesso. Però hanno fatto bene a fare così. Anche i miei fratelli mi hanno sempre appoggiato. Mia sorella è suora e sta in comunità a Ferrara, lei per me c’è  quando ho bisogno ma è chiaro che non potrà esserci sempre. Mio fratello è sposato con tre bambini, ha la sua vita. Non potranno sempre starmi appresso.

Comunque sai di avere sempre qualcuno vicino, almeno dal punto di vista affettivo, se non proprio come aiuto concreto.

Sì, ma io spero anche di farmi una famiglia più in là. Non sono sola comunque, ho tanti amici.

Cos’è il massimo grado di indipendenza?

Essere indipendente in tutte quelle cose che dipendono da te, nelle cose di tutti i giorni. E’ chiaro che io non scalerò mai il Monte Bianco, se devo salire sulla metropolitana, c’è un gradino e nessuno mi aiuta, posso fare poco. Fare tutto quello che puoi fare fin dove dipende da te.

Io mi ricordo che da piccola facevo di tutto per stare con i miei coetanei e fare quello che facevano loro. Ad esempio una volta ho camminato per dei chilometri, da piccola riuscivo un po’ a muovermi anche se male, perché i miei amici lo facevano e io dovevo a tutti i costi arrivare alla fine del percorso con loro. Tanto che mi sono sfasciata un piede. Poi si cresce e si prende consapevolezza dei propri limiti. Dipende sempre dal carattere che hai, dalla tua volontà. Indipendenza alla fine vuol dire poter dire di farcela da soli.

Per info:
Valentina Vano
danzaterapia@ymail.com
www.metodomariafux.com
Tel. 339.4805.033

Valentina Vano, Marìa Fux, Danzaterapia

Irene

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Parole in movimento. Racconti di danzaterapia

Valentina Vano web

Lezioni di danzaterapia individuali e di gruppo.

Per: adulti, bambini, terza e quarta età, attori, danzatori, cantanti lirici; disabilità, psichiatria, disagio, disturbi dell’ansia.

Seminari di formazione per operatori del settore e di pedagogia musicale per affinare un corretto ascolto della musica e sviluppare una maggior sensibilità alla percezione del suono.

Il Metodo applicato (Fux) è artistico e non si basa su contenuti psicoterapeutici.

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